giovedì 13 luglio 2017

Una bella notizia dentro ad una brutta - Nerone adottato


Leo, 16 anni di cui cinque passati in canile, gli ultimi otto mesi della sua vita in famiglia, ora non c'è più. 
I suoi umani mettendo da parte sofferenza, egoismo, dubbi, hanno deciso di donare la vita a un altro cane sfortunato. 
Vita per un cane di canile non significa camminare, mangiare, respirare; per loro la vita inizia nel momento in cui varcano il cancello per andare a casa. 
E così, dopo aver rivisto i cani (rigorosamente anziani!) e dopo qualche giorno di silenzio per poter decidere, ci hanno comunicato di aver scelto Nerone. 
Non amo scrivere in prima persona, ma so che uno dei modi di cui dispongo per far conoscere le storie di questi cani, è anche attraverso le emozioni che provo. 
Non sono mai stata una da "cocco di mamma", per me tra i cani del canile non esistono figli o figliastri, sono tutti uguali. 
Devo ammettere però che (da sempre) ad entrare nel box di Nerone sentivo una morsa al cuore. 
Non era preferenza, solo maggior tristezza, aumentata dalla consapevolezza del suo stato di salute, della sua storia, e il suo faccione tranquillo, l'espressione rassicurante, come se fossi io quella che aveva bisogno di una pacca sulla spalla, non lui che viveva da recluso. 
Ricordo come fosse oggi il giorno in cui è arrivato da un altro canile, ci guardava attraverso le grate della gabbia e il finestrino della macchina, ricordo la meraviglia nei suoi occhi quando ha poggiato le zampe sull'erba per la prima volta dopo tanto tempo, la paura che morisse solo in gabbia. 
Dopo quattro anni in cui mi sono appellata al nulla, sapere che Nerone andava a casa è stata una gioia immensa. 
Per questo durante l'incendio, mentre ero in strada insieme agli altri e piangevamo e attendevamo con ansia che spegnessero le fiamme per permetterci di entrare a vedere come stavano i cani, ricordo di essermi rivolta a lui con il pensiero pregandolo di tenere duro, di non morire perchè gli mancavano solo quattro giorni per andare a casa. 
Quando l'incendio è stato domato e i miei colleghi hanno iniziato a salire io sono rimasta in strada, perchè sapevo di non poter reggere la vista di un solo cane a terra per un motivo così assurdo. 
Posso accettare qualsiasi causa di morte che la natura ci impone, ma non posso accettare che uno di loro muoia in un modo così orribile e per lo stupido capriccio di qualcuno. 
Quando mi hanno detto che i cani erano tutti vivi ho chiesto "Tutti?", come se volessi un'ulteriore conferma su una notizia già chiarissima. 
Enorme sospiro di sollievo. 
E quattro giorni dopo, come annunciato, Nerone con indosso una pettorina che a fatica conteneva le sue ciccie è andato via insieme alla sua famiglia, in una mano il guinzaglio, nell'altra la busta di medicine che lui non sa a cosa servano, ne quali malattie curino, perchè ignora beatamente di essere malato. 
Dopo tre anni in un altro canile, il trasferimento nel nostro, altri quattro anni di prigione, nonostante i suoi 12 anni di età, la leishmania, l'ipotiroidismo e l'epilessia, nonostante l'incendio, Nerone ce l'ha fatta ad aspettare la sua famiglia e lunedì scorso, alla presenza di molti riuniti nel piazzale quasi fosse una festa di addio, ci ha salutati e se n'è andato con papà Gabriele e mamma Caterina. 
Onorata di aver conosciuto persone come loro, dotate di un cuore talmente grande da riuscire a contenere anche tutta la gioia e la tristezza che si porta dentro un vecchietto di canile. 
Nerone dormi tranquillo e sogna solo cose belle, perchè per te il canile è un capitolo CHIUSO. 
Associazione Veliterna Tutela del Cane

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